"La legge è uguale per tutti" è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta
sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule di giustizia; ma quando si accorge che,
per invocar la giustizia della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza
che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria".

Piero Calamandrei, Processo e democrazia, 1954.
Le ultime dal sito
Studio Legale
Avvocato Gianni Casale
Viale Eugenio Zanasi, 28 piano attico
41051 Castelnuovo Rangone (MO)
Telefono :
(+39) 059 535613
FAX :
(+39) 059 5330413
Email
Facebook
Iscriviti alla Newsletter dello Studio e rimani sempre aggiornato!
Inserisci qui la tua mail:
Gli articoli dallo studio
BAMER - SISTEMA LECITO DI DIFESA PERSONALE SPARA PROIETTILI AL PEPERONCINO

Sono in crescita le richieste che approdano presso il mio studio di persone, soprattutto donne, che lamentano azioni persecutorie da parte di terzi o che sono state fatte bersaglio di comportamenti violenti sia in ambito familiare che esterno.
Oltre al mio compito di tutela dei diritti che mi vengono affidati nel tempo mi sono anche posto alla ricerca di eventuali strumenti leciti e performanti volti alla difesa concreta quotidiana della persona al fine di evitare, per quanto possibile, esiti estremi in cui la vittima debba necessariamente soccombere.
Nella mia ricerca ha individuato un sistema estremamente utile ed in possesso di ottime caratteristiche: si tratta del sistema Bamer, ovvero di un dispositivo che molto simile ad una pistola per il suo uso in reltà usa cartucce caricate con uno specifico gel al peperoncino letale per l'aggressore.
Gli aspetti positivi si possono così riassumere rispetto ai normali spray:
- possibilità di caricamento con 5 (cinque) proiettili singoli;
- uno di gel che non permette la fase di ritorno rispetto alla nebulizzazione, per cui può essere anche usato in ambienti chiusi;
- il sistema a cartucce permette di sapere esattamente il "volume di fuoco" in caso di aggressione;
- è possibile portarlo alla cintura attraverso un apposita fondina;
- facilità di puntamento al viso rispetto alla bomboletta spray.
Utilizzo personalmente il sistema difensivo che è ammesso anche all'interno di aree sottoposte a controllo da parte delle Forse dell'Ordine.
Si può acquistare in internet ad un costo abbordabile. Lo consiglio vivamente a tutti coloro che desiderano avere con sè una risorsa di difesa lecita.

Avv. Gianni Casale

Commenti: 0
Pubblicato il 11/01/2015
SERVIZI SOCIALI ? MEGLIO LA CICUTA.

 

Sempre più spesso sono i genitori che approcciano al mio studio chiedendo aiuto per fronteggiare il comportamento dei Servizi Sociali ai quali qualche Tribunale ha affidato loro i loro figli. Onestamente in quel momento sarei tentato di consigliare loro una razione di cicuta; probabilmente soffrirebbero meno che dover sottostare nel tempo all'operato di assistenti sociali che fanno dell'autoreferenza il loro cavallo di battaglia.

Pochi giorni fa ho letto un interessante libro di un noto scrittore, Renato Bulzariello, il quale da una visione dei Servizi di cui concordo pienamente e di cui riporto doverosamente in virgolettato il proprio pensiero: lo stimato studioso individua nei Servizi Sociali “una struttura di difesa nata inizialmente come risposta concreta a problemi reali ma che, poi, a seguito di un atteggiamento sclerotizzante, ha teso a stabilizzarsi attorno ad un immagine di sé che ne autolegittima la funzione. Poi, quasi in una nemesi vive ad arrivare ad un'arroganza di voler estendere questa autoreferenziale visione del mondo oltre in confini dei propri specifici ambiti di funzionamento, per tentare di permeare e formattare ciò che sta fuori di sé, cioè la società tutta, rinserrandosi dentro di sé, cioè la società tutta, rinserrandosi dentro se stessa come fosse una piccola “cittadella del bene” assediata del male circostante”.

Lo studioso vede, “in questo atteggiamento vagamente delirante e paranoico, la struttura di difesa arrivare a deformare gradualmente il proprio sistema percettivo del reale e finisce per vedere, e voler far vedere, tutto il mondo attraverso il proprio prisma deformante quasi fosse una particolare percezione intuitiva propria e globale cui solo loro, ovvero appartenenti all'apparato a mò d'iniziati, possiederebbero il codice di accesso. Ma questa tendenza all'onnipotenza percettiva crea inevitabilmente delle reazioni, vale a dire produce i propri nemici.

L'apparato, d'innanzi alle inevitabili resistenze esterne alla sua dilatazione comincia a vedere violenze ed abusi dappertutto ed al fine di aumentare il numero di interventi di cosiddetta tutela, tende a stringere le maglie della rete, a raffinare le procedure ed i sistemi per intercettare nuovi casi: basta sempre meno per essere espiantati da un figlio.

Se all'inizio della vita dell'apparato si espiantavano minori dalle loro famiglie naturali solo nel caso di manifesti e conclamati abusi e violenze fisiche, poi lo stesso intervento è stato attuato in un clima familiare non educativo secondo i parametri dell'apparato stesso. L'apparato seguita ad interferire nella vita famigliare per fatti sempre più secondari e di questo passo finirà per espiantare i figli se non si vestiranno in modo dignitoso.

Naturalmente sono e resteranno sconosciuti i modelli di riferimento e relativi parametri a cui si ispirano suddette strutture nei loro interventi. E' un aleatorietà normativa voluta scientemente per non avere una museruola, dei limiti alla propria creatività interventista e naturalmente non incorrere e sottostare ad eventuali sanzioni.

Nessuna famiglia italiana sa, né può sapere preventivamente, vista la clandestinità di queste norme, come, da chi e perchè potrebbe essere analizzata e valutata ed espiantata di un proprio membro.”

Ritengo che tale descrizione sia la più calzante che io abbia mai scorto nel pensiero degli analisti di questo problema; infatti i Servizi Sociali sono un vero e proprio problema per le famiglie che sono costretta ad imbattersi in queste strutture.

Mi sono accorto che il mondo dei Servi Sociali rappresenta un mondo a se, chiuso e dove nessun estraneo può accedervi e cercare di lasciare il proprio contributo. Il circolo vizioso si snoda attraverso rapporti endogeni fatti di relazioni tra gli assistenti e gli psicologi delle varie Asl territoriali di cui si avvalgono e dove i minori vengono ascoltati senza la possibilità di poter assistere da parte di consulenti di parte.

Cosa accada in quegli incontri non è dato sapere; quale ne sia il motivo neppure.

Come legale quando ho provato ad insistere per presenziare agli incontri mi sono sentito proporre le scuse più incredibili che hanno spaziato dal diritto alla privacy dei genitori, al diritto alla privacy del minore, a regolamenti interni che non lo prevedano, alla mancanza di autorizzazione del Tribunale. Insomma per tutti i gusti.

La realtà è che i Servizi in un delirio di onnipotenza non accettano di essere oggetto di critica. Molto meglio operare nella completa impunità nel nome del bene del minore. Ma spesso mi chiedo: lo sapranno i vari operatori sociali quale sia il vero bene del minore o è un semplice concetto con il quale si riempiono la bocca ?

Purtroppo è raro trovare assistenti sociali partecipare a convegni affianco ai legali (per non dire mai) e le poche volte che ho avuto questa fortuna li ho visto ritrarsi ad ogni minima critica dalla platea.

Ancora vivido è il ricordo di un convegno a Reggio Emilia organizzto dal tribunale locale avente come moderatrice la Dr.ssa Savastano, quale magistrato presidente di sezione dello stesso, nel quale un'importante rappresentante dei Servizi reggiani era venuto a raccontare di come loro fossero da sempre disponibili al dialogo ed al confronto con avvocati e genitori. Peccato che non appena venne aperto il dibattito la platea all'unisono suonò un coro di critiche che costrinse la moderatrice e chiudere piuttosto in fretta il confronto aperto.

Rimasi sconvolto e pensai: “Abbiamo un grande problema perchè ora stanno cercando anche di autoreferenziarsi in pubblico pensando, probabilmente, di riuscire ad estendere il loro consenso. Come dire: se la suonano e se la cantano.”

In effetti il problema esiste ed è particolarmente grave.

 

Avv. Gianni Casale

 

Commenti: 0
Pubblicato il 25/12/2014
L'ASSEGNO DIVORZILE E' RIDUCIBILE SE ALL'OBBLIGATO NASCA UN FIGLIO DA ALTRA COMPAGNA

E' questo il principio profondamente innovativo affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza nr. 6289 del 19 marzo 2014. Fino a questa sentenza, infatti, la Corte aveva ritenuto l'assegno divorzile "non influenzabile" dalla sopravvenienza di maggiori oneri correlati ad una nuova paternità, come espresso dalla medesima Prima Sezione con la sentenza nr. 7066 del 04 aprile 2011.

Al contrario, con la pronuncia in esame, la Suprema Corte ha inteso affermare un importante principio:

"il diritto alla costituzione di una famiglia è un diritto fondamentale anche nel contesto costituzionale e sovranazionale della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo del 1950 (art. 12) e come tale (diritto fondamentale ndr) è riconosciuto anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (art. 9) senza che sia possibile considerare il divorzio come limite oltre al quale tale diritto è destinato a degradare al livello di mera scelta individuale, non necessaria".

Peraltro, la Corte fa riferimento ai nuovi e conseguentemente maggiori oneri connessi "alla nascita di un figlio dall'unione dell'onerato con una nuova compagna" senza alcun espresso riferimento alla esistenza o meno di un "nuovo matrimonio" , che, sino ad oggi, ha costituito il fondamento della rivalutazione degli oneri divorzili dovuti alla ex-moglie. Infatti, i giudici della Prima Sezione hanno fatto riferimento unicamente alla "nascita di un figlio dall'unione con la nuova compagna"; e ciò si pone in coerenza con il diritto tutelato dall'art. 9 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, che è specificamente quello "di costituire una famiglia" e non quello di "contrarre matrimonio".

Ciò premesso, tuttavia è bene ricordare come, nel caso concreto al vaglio del giudice, non sia venuto meno il principio del fondamentale bilanciamento redditi-spese di entrambe le parti (onerata e beneficiaria dell'assegno divorzile) dal momento che affinché possa trovare applicazione il principio sopra enunciato, il giudice dovrà comunque verificare se con la nascita del nuovo figlio "si determini in concreto un effettivo depauperamento delle sostanze dell'obbligato, con il limite dell'essere tali sostanze così consistenti da rendere irrilevanti i nuovi obblighi". Nella sostenza, a partire da una tale pronuncia sarà possibile per le Corti di merito provvedere all'adeguamento degli oneri divorzili in tutti quei casi dove vi sia l'esistenza di una nuova famiglia, anche di fatto ed un effettivo depauperamento conseguente delle sostanze dell'ex coniuge.

A nostro modesto parere tale orientamento è criticabile e, probabilmente, sarà oggetto di acccanite contrapposizioni dal momento che, pur nel rispetto del diritto alla creazione di un nuovo nucleo famigliare, è pur vero che il coniuge ha già in essere un dovere di mantenimento di un precedente figlio laddove una scelta di ulteriore prole deve necessariamente passare per una valutazione consapevole anche delle capacità contributive personali.

E' sicuramente una pronuncia che farà molto discutere e che accedenderà epiche battaglie in Tribunale tra gli ex coniugi a quel punto sganciati da ogni remora affettiva e pronti a contrapporsi per puri motivi economici.

Commenti: 0
Pubblicato il 28/07/2014
LA PROCEDURA DI SFRATTO
La legge 9 dicembre 1998 n. 431 agli artt. 657, 658, 659 detta un procedimento speciale, peculiare e specifico a cognizione "sommaria" che consente al proprietario-locatore di ottenere lo sfratto del proprio inquilino (conduttore) senza dover intraprendere un normale procedimento di cognizione ordinaria (che comunque non gli è impedito di seguire). Grazie a questo procedimento il locatore otterrà un titolo cosiddetto esecutivo, che gli permetterà di procedere all'esecuzione forzata per il rilascio dell'immobile.
In quali casi promuovere il procedimento?
1) La locazione è terminata per scadenza dei termini ma l'inquilino non rilascia l'immobile.
Se la l'intimazione concerna un contratto già scaduto per cui sia stata esclusa la tacita riconduzione, l'intimazione servirà ad ottenere il titolo per il rilascio dell'immobile.
2) La locazione non è ancora terminata e, pertanto, non esiste ancora un obbligo del conduttore al rilascio dell'immobile.
Se un contratto a termine fisso non è ancora scaduto, essa servirà a manifestare al conduttore la volontà del locatore a escludere il tacito rinnovo ed a recuperare l'immobile alla data di scadenza del contratto.
Se la licenza viene notificata per un contratto a tempo indeterminatonon ancora scaduto, essa servirà a manifestare al conduttore la volontà del locatore di fissare una prossima scadenza e quindi recuperare l'immobile alla scadenza fissata.
3) Il conduttore è "moroso" ovvero ha omesso di pagare il canone mensile alle scadenze pattuite. In tale caso il procedimento tende ad ottenere la risoluzione del contratto. Se l'intimazione concerna una situazione di morosità, servirà a manifestare la volontà di risolvere il contratto e di ottenere il recupero immediato.
Il Giudice competente
Inderogabilmente si tratta del Tribunale in composizione monocratica del luogo ove è sito l'immobile locato.
Notifica dell'intimazione
Prima di tutto, a mezzo Ufficiale giudiziario, il locatore deve notificare al conduttore un atto chiamato, a seconda dei casi, "intimazione di licenza o intimazione di sfratto" mediante il quale, contestualmente:
- si cita il conduttore a comparire all'udienza di convalida
- lo si avverte che se non comparirà all'udienza o se comparendo non si opponga allo sfratto, lo stesso sarà automaticamente convalidato dal giudice.
Nel caso di intimazione per morosità all'interno dello stesso atto il locatore potrà chiedere al Giudice l'emissione di un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo per i canoni scaduti, il quale sarà concesso dal Giudice solamente nel caso in cui convalidi lo sfratto. Nel caso in cui il locatore non abbia richiesto il pagamento dei canoni scaduti quando ha intimato lo sfratto lo stesso potrà promuovere separato procedimento monitorio per ottenere il decreto ingiuntivo.
L'intimato conduttore potrà opporsi allo sfratto comparendo di persona all'udienza fissata, cioè limitatamente a questa fase, anche senza l'assistenza di un legale.
Udienza di convalida
Se all'udienza fissata il locatore intimante non compare, l'intimazione si considera cessata.
Se all'udienza fissata compare il locatore ma non il conduttore lo sfratto viene convalidato e il Giudice con ordinanza ordina l'apposizione della formula esecutiva in calce all'atto di citazione (a meno che non risulti una notifica irregolare, in questo caso il Giudice rinvierà l'udienza). In questo caso la formula esecutiva avrà effetto UNICAMENTE DOPO 30 GIORNI DALLA DATA DI APPOSIZIONE DELLA STESSA.
Notifica del titolo esecutivo e del precetto
Trascorsi 30 giorni dall'apposizione della formula esecutiva, l'atto di citazione con la pedissequa ordinanza e formula esecutiva saranno notificati in copia al conduttore insieme ad un atto chiamato PRECETTO, il quale consiste in una intimazione a rilasciare spontaneamente l'immobile nel temine di 10 giorni dalla notifica del precetto setsso con l'avvertimento che, in mancanza, si procederà all'esecuzione forzata per il rilascio dello stesso.
Notifica del preavviso di rilascio dell'immobile
Trascorsi 10 giorni senza che il conduttore, il quale abbia ricevuto il precetto ed il titolo esecutivo, abbia rilasciato l'immobile, il locatore si recherà presso gli Ufficiali giudiziari per notificare al conduttore un ulteriore atto denominato Preavviso di rilascio immobile, con il quale l'Ufficiale Giudiziario preavvisa il conduttore che alla data prefissata per l'esecuzione si recherà presso l'abitazione per reintegrare il locatore nel legittimo possesso dell'immobile locato. Qualche giorno prima della prevista esecuzione il locatore si recherà presso gli Ufficiali Giudiziari a depositare titolo, precetto e preavviso, in vista dello sfratto che l'Ufficiale dovrà perfezionare di li a pochi giorni.
Il giorno dello sgombero l'Ufficiale Giudiziario potrà farsi assistere dalla Forza Pubblica per lo sgombero coatto in caso di resistenza dell'inquilino. Potrà accedere attraverso l'opera di un fabbro (all'uopo interessato) nel caso in cui il proprietario non abbia un mazzo delle chiavi dell'appartamento. Se all'interno dell'appartamento dovessero trovarsi ancora beni del conduttore l'Ufficiale Giudiziario provvederà a redigere inventario dei beni e nominare il locatore custode degli stessi e fissare un termine per la consegna degli stessi allo sfrattato. Se quest'ultimo non dovesse farsi parte diligente per il ritiro il locatore provederà a custodirli, o porli in custodia, a spese dell'ex conduttore.
Fase di opposizione: I rimedi per il conduttore convenuto
Se alla prima udienza di comparizione il conduttore compare e si oppone sorgerà la necessità che il Giudice decida con sentenza all'interno di un procedimento ordinario a cognizione piena, in tale ipotesi il Giudice non convaliderà l'intimazione come avviene nella fase sommaria analizzata più sopra, ma il titolo esecutivo sarà costituito unicamente dalla sentenza di merito.
E' ammessa anche una opposizione tardiva, cioè fuori dell'udienza di comparizione, dopo che il giudice abbia convalidato l'intimazione, MA UNICAMENTE nel caso in cui per caso fortuito, per forza maggiore o per irregolarità della notifica il conduttore convenuto non abbia avuto conoscenza dell'intimazione di sfratto.
L'opposizione comunque non sospende l'esecuzione automaticamente salvo su richiesta del conduttore venga richiesta espressamente nel caso in cui sussistano gravi motivi.
In se si verificano due ipotesi:
1) le eccezioni proposte dal conduttore non si fondano su prova scritta
2) non sussistono gravi motivi in contrario
può accadere che il Giudice emetta comunque un'ordinanza di rilascio dell'immobile non impugnabile con riserva delle eccezioni del convenuto. Cioè il Giudice potrà emettere ordinanza di sfratto anche in pendenza di opposizione del convenuto, che verrà eventualmente annullata solo a seguito della sentenza finale che accolga le eccezioni del convenuto.
Commenti: 0
Pubblicato il 27/07/2014
CLAMOROSA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE: CADE IL DIVIETO DI FECONDAZIONE ETEROLOGA

La Fecondazione eterolga è una tecnica procreativa che, nei casi di infertilità assoluta, fa ricorso ad ovuli o spermatozoi forniti da un donatore esterno alla coppia. Tale tecnica, fino alla clamorosa sentenza della Consulta, è stata per lungo tempo vietata nel nostro Paese dalla legge 40/2004.

Con la decisione presa dalla Corte Costituzionale sulla legge 40 cade il divieto di fecondazione assistita eterologa (l'art. 4 comma 3 della legge). Bocciati gli articoli correlati al divieto, che nei casi di ricorso alla vietata fecondazione eterologa vietavano rispettivamente il disconoscimento della paternità e stabilivano che il donatore di gameti non acquisiva alcuna relazione giuridica parentale con il nato, quindi non aveva né obblighi né diritti verso il bambino. Infine cade
l'articolo 12 comma 1 che puniva "chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente" con una sanzione amministrativa da 300 A 600.000 Euro.
Da oggi quindi sarà possibile ricorrere al materiale genetico di un terzo donatore se uno dei due partner è sterile. Come prima del 2004 sarà lecita l’ovodonazione e qualsiasi uomo fertile potrà donare il proprio seme. Secondo gli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini, legali del procedimento di Firenze, i primi a sollevare il dubbio di costituzionalità dell’eterologa «da oggi non potrà più essere emanata dal Parlamento una legge che prevede il divieto di fecondazione di tipo eterologa».

Ma cosa rimane ora in piedi della norma? Il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per i single e le coppie dello stesso sesso, il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e revoca del consenso, su cui dovrà pronunciarsi sia la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea per i diritti dell’uomo il prossimo 18 giugno. Ma proprio oggi, l’avvocato Baldini ha chiesto alla Corte Costituzionale, che ancora non aveva fissato la data dell’udienza su tale questione, di sospendere, in attesa della decisione europea. Sospensione accordata dal giudici costituzionali. Rimane infine ancora da fissare l’udienza, sempre davanti alla Consulta, sul divieto di accesso alle coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche, oggetto della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma e dopo la sentenza di condanna della Corte Europea dei diritti dell’uomo dell’agosto 2012 nei confronti dell’Italia.

 

Commenti: 0
Pubblicato il 27/07/2014