ESSERE ANZIANO: UN DIRITTO O UNA CONDANNA ?

18.08.2020

Essere anziano: un diritto o una condanna ?

Ho cinquantasei anni. Il fisico ancora mi sorregge. Di questi tempi non è poco. Ma inizio a vedere gli inesorabili segni del tempo ed è comprensibile che la mia mente vaghi fino a posarsi su quegli anziani che popolano le nostre strutture. Un giorno anche io sarò anziano, non potrò farci nulla. Anche io sarò un cd. Anziano.

Ma ci siamo mai chiesti cosa significa essere anziano, e soprattutto, essere anziano è un diritto o la nostra società ne fa una condanna ?. Beh se dovessi rispondere d'impeto sulla base di quello che sta accadendo nella nostra società disorientata da questa pandemia dovrei dire, a chino basso, che si tratta proprio di una condanna. Una condanna in una società che ha perso il senso del patrimonio di saggezza degli anziani; quel patrimonio che è stato depauperato e che continua ad essere violato ogni giorno laddove si tratta l'anziano come una persona da "gestire".

Nel momento in cui un genitore diventa anziano e la vita dei figli scorre veloce, avere i capelli bianchi o radi solitamente diventa un problema. A parte le angeliche rappresentazioni del Mulino Bianco in cui i nonni accarezzano i nipotini sotto l'albero di Natale, essere anziano diventa una condanna: una condanna ad essere ostaggio di una società che non ha tempo di aspettare i loro tempi, non ha tempo di ascoltare le loro richieste, non ha tempo e basta.

Qualche fortunato riesce a finire i propri giorni contornato dai nipoti ed esalare l'ultimo respiro nella propria casa; caso mai proprio quella comprata con tanti sacrifici, ma forse molto spesso confinati in strutture per anziani.

Una volta li chiamavano "ospizi" violando il senso antico che voleva tale termine assegnato ad "edificio destinato ad accogliere forestieri e pellegrini, fornendo loro la necessaria assistenza". I forestieri ed i pellegrini erano di medievale sentore mentre il concetto di necessaria assistenza preludeva a luogo di vissuta debolezza e difficoltà di vita.

Un tempo l'ospizio veniva vissuto con tragica rassegnazione dall'anziano abbandonato da tutti. Un tempo nessun famigliare avrebbe mai permesso che il proprio anziano mettesse piede in un simile luogo, molto simile a quello in cui gli elefanti si appartano nella foresta per morire in solitudine dal branco.

Ora le chiamano Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) o Case di Riposo per Anziani (CRA) con le doverose differenze, ma rappresentano sempre un luogo diverso dalla quotidianità della famiglia e dai propri affetti. Questo aspetto dovrebbe imporre ai "giovani" un rispetto maggiore, quel rispetto per una privazione che non ha eguali.

Essere anziani non può e non deve essere una condanna. Essere anziani è un diritto: il diritto di essere portatori di esigenze ed anche di pretese che non devono essere vissute dalla società come le bizze di una mente malata che va gestita.

Abuso volutamente del termine "gestire" perchè quello a cui sto assistendo in questo periodo pandemico è proprio questo. L'incapacità della società di affrontare il momento la stanno scontando tutti gli anziani a vario titolo; quelli all'interno di strutture per molti versi inadatte a fronteggiare un evento che è divenuto enorme forse più per le incapacità proprie che per la vera portata di un virus che ha messo a nudo carenze ancestrali.

Per la maggior parte dei casi questi anziani sono indifesi, indeboliti dal naturale scorrere del tempo, e che non hanno ancora compreso un "trambusto" ed un mulinare di notizie di cui non riescono a comprendere la portata.

Quello che il debole comprende è unicamente la serenità di un sorriso, caso mai atteso con fervente batticuore ogni giorno da quel figlio o parente che la sua mente ha memorizzato. Quello che contesto a questo modo di fare welfare ai nostri politicanti è quello di avere travolto i sogni e le speranze di molti anziani con quell'improvvisazione e quella mancanza di unione i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Mi si perdonerà il termine, forse ritenuto irriverente verso la nostra classe di governo. Gli anziani sono stati lasciati soli e con loro sono stati lasciati soli tutti quegli operatori che hanno spalato a mani nude il dolore che si concretizzava giorno per giorno in trappole dorate da migliaia di euro di costo al mese.

Essere anziano è un diritto. Non pretendiamo che i nostri vecchi vengano venerati intorno ad un fuoco ad ascoltare le loro storie intrise di esperienza come, forse, popolazioni ben più civili della nostra usavano fare.

Essere anziano non deve essere una condanna. Quella la sta già imponendo l'inesorabile scorrere del tempo. Spesso sento dire "spero che le terra sia stata lieve", oppure "la sua strada l'ha fatta...".

Non è accettabile. Gli anziani morti in questi mesi non sono un danno collaterale. Non sono numeri che servono a riempire pagine excel di qualche ufficio più preoccupato a far quadrare i conti che risolvere concretamente quello che non ha funzionato nelle strutture sul nostro territorio.

Occorre rispetto per l'aspetto emozionale di queste persone. Essere anziani non può essere una condanna, perchè essere anziani non se lo sono scelti. A noi "giovani" l'onere di salvaguardare il corpo di queste risorse ma, soprattutto, di rispettarne l'anima.

Una carezza di una figlia o di un figlio ha un valore forse incompreso per coloro che hanno permesso un confinamento "sine die" di queste persone. Per l'incapacità dei "giovani" gli anziani stanno perdendo la loro libertà e la loro dignità chiusi in luoghi che ora rappresentano quella bara di mattoni che attende di trasformare gli spazi ed i materiali sul rintocco delle ore.

Il giorno che sarò anziano vorrò poter decidere, vorrò poter scegliere se abbracciare una morte fatta della privazione dell'affetto dei cari o se anticipare il fatidico ponte perchè probabilmente il secondo mi renderà l'animo più leggero.

Non è il Covid-19 che sta uccidendo i nostri anziani, ma l'irriverenza di una politica che con falsa benevolenza e retorica fuori luogo non sa fare altro che paragonare numeri come in un bollettino di guerra. Ma ogni vita è importante, ogni anziano è importante, perchè essere anziano sia un diritto, perchè essere anziano non sia una condanna.

Avv. Gianni Casale