I TRIBUNALI LIBERINO LE CATENE

19.09.2020

I GIUDICI TUTELARI LIBERINO LE CATENE ...

Da poco più di un mese a questa parte sono subissato da telefonate di persone che mi chiedono come comportarsi per poter far rientrare i propri cari nelle proprie abitazioni in quanto attualmente ricoverati presso RSA e CRA presenti sul territorio.

La tipologia è sempre la stessa: famigliare ricoverato, presenza di un Amministratore di Sostengo (ADS), volontà di far rientrare l'anziano a casa accudito da almeno un famigliare che si presta, resistenza dei Giudici Tutelari con argomentazioni più o meno articolate. Questo è il routinante quadro che mi viene raccontato al telefono o di persona in studio tra la disperazione e lo sconforto di figli e parenti.

L'elemento comune che finisce per condire questo "insalatone" è la presenza di un Amministratore di Sostengo che si dimostra sordo verso le richieste dei famigliari sulla giustificazione che in presenza di conflittualità tra i parenti per la gestione dell'anziano la Struttura rappresenti la soluzione migliore (sigh!). Va tenuto presente che spesso la scelta dell'ADS è stata imposta dal Tribunale e anche mal digerita dai parenti che si trovano spesso esautorati dal decidere improvvisamente della vita del proprio caro; bastano poche divergenze tra i parenti più prossimi per fare decidere il Tribunale per una "esternalizzazione" della gestione del futuro dell'anziano.

Da professionista, che nel tempo ha svolto per oltre un decennio tale incarico, ritengo che si debba veramente rispettare "il desiderio della persona in quanto tale" e l'anziano vada sempre ascoltano nella sua integrità di essere umano qualora in grado di esprimere una corretta e consapevole volontà e non vada trattato come un soggetto "terminale".

Ritengo che nel nostro ordinamento, attualmente, si stia facendo un uso distorto dell'Istituto dell'ADS che, di fatto e spesso, viene utilizzato come sostituto di quello della tutela e della curatela che hanno presupposti ed ambiti ben diversi e delimitati.

E' chiaro che esistono anche casi in cui il ricovero di tali anziani sia irrinunciabile, ma quello al quale sto assistendo non mi piace e mi trovo sempre più spesso chiamato ad intervenire per ridare dignità alla decisione di questi soggetti "deboli" dopo che i loro famigliari hanno tentato in tutti i modi di risolvere da soli il problemi rivolgendosi ai Tribunali.

Altrettanto chiaro è che lo svuotamento di queste strutture (che peraltro già iniziano a gridare alla crisi per il mancato avvicendamento degli anziani nei posti ora vuoti) sta creando allarmismo in chi le gestisce ma il rischio è che esse, che dovrebbero essere di assistenza e cura, si trasformino in luoghi da cui diventi sempre più difficile andarsene.

Il problema non è da poco laddove, poi, i rigidi protocolli posti in essere (sempre tardi, come succede spesso, dopo la morte di un numero elevato di anziani) o non permettono di azzerare le morti o pongono gli stessi in una sorta di ergastolo emotivo che, forse, è anche peggio del Covid-19.

E' una questione di responsabilità etica che i Giudici Tutelari devono porsi. Queste strutture non possono rappresentare comodi parcheggi per anziani che sono persone e non numeri da gestire per il perbenismo di facili pensieri.

Pensateci. Ragionateci. Un anziano è una persona che ha voglia di vivere almeno quanto un bambino di pochi anni, perchè tutto sommato una vita è bella e vale sempre la pena di essere vissuta fino in fondo.

Buona vita a tutti i nostri cari.

Avv. Gianni Casale