"PER LA PROCURA DI BOLOGNA I NOSTRI CARI SONO MORTI ECCEZIONALI. VERGOGNOSO ED INACCETTABILE"

09.10.2020

"PER LA PROCURA DI BOLOGNA I NOSTRI CARI SONO MORTI ECCEZIONALI. VERGOGNOSO ED INACCETTABILE"

"Per la procura di Bologna i nostri cari sono morti eccezionali. Vergognoso ed inaccettabile" - a parlare è Francesca Sanfelice, neo presidente del Comitato Emilia Romagna Parenti Vittime delle Rsa e Cra alla notizia della prima richiesta di archiviazione da parte della Procura di Bologna e lette le motivazioni del Capo Dott. Giuseppe Amato.

Non le manda certo a dire la determinata giovane donna modenese che da qualche giorno è a capo del comitato regionale che raccoglie i parenti delle vittime da Covid 19 morti nella Rsa e Cra della nostra regione e le fa eco l'avv. Gianni Casale, del Foro di Modena, ai cui il comitato si è affidato come riferimento per la tutela dei molti casi sul territorio di Modena e Reggio e che fa da collante con i molti colleghi che si stanno battendo su tutto il nostro territorio regionale.

"Era chiaro l'orientamento della Procura di Bologna dopo le esternazioni del suo massimo esponente alla Festa dell'Unità qualche settimana fa. A chi ha un minimo di esperienza e lungimiranza le parole del Dott. Amato avevano suonato come venti di guerra quando già in tale occasione il magistrato aveva iniziato a parlare di eccezionalità e massività dell'evento. E' chiaro che si voglia confezionare un salvacondotto per soggetti che hanno agito male e con chiare responsabilità e riteniamo che sia in atto una volontà di preservare un sistema che, altrimenti, andrebbe in tilt dalle considerevoli e consistenti richieste di risarcimento. Ma le famiglie vogliono sostanzialmente giustizia perchè quei morti se li stanno piangendo ancora e per i famigliari i loro anziani sono solo persone eccezionali e non conseguenze eccezionalmente inevitabili. Siamo pronti ad una forte e determinata opposizione su tutte le prossime richieste di archiviazione mentre siamo vicini ai colleghi di Bologna che si stanno apprestando a resistere con opposizione a questa vergogna. Scusate ma è l'unico modo con il quale riesco a descrivere la decisione della procura pur rispettando il lavoro altrui; sono uomo di legge ma a volte la critica dura ci sta, e qui ci sta...".

Se lo aspettavano i vertici del Comitato e le reazioni dei famigliari fanno da sfondo alla presa di posizione del loro presidente che si sta già muovendo con ulteriori iniziative di protesta in quanto ad arrendersi a questo orientamento proprio non ci stanno.

Il contagio sta risalendo in modo esponenziale e l'avv. Casale pone in modo forte e chiaro il problema della condizione degli anziani attualmente ricoverati e che sono in esilio emotivo dai loro famigliari i quali, attualmente, riescono a visitare in modo contingentato anche per una situazione di incapacità evidente di gestire il fenomeno.

"Il problema degli anziani nelle Rsa che non riescono a rientrare a casa è un problema di cui non si parla ma che è attuale. Esiste una resistenza dei Tribunali e Giudici Tutelari a far rientrare gli anziani nelle proprie case laddove queste persone siano assistite da Amministratori di Sostegno che pur di non assumersi responsabilità dirette lasciano gli anziani nelle strutture sotto la responsabilità di luoghi che non possono dare certezza di sicurezza.

Stiamo seguendo casi che hanno queste caratteristiche e come procuratori stiamo diffidando chi deve curare gli interessi di questi anziani in quanto li riteniamo direttamente responsabili della vita di questi e saremo pronti a chiedere conto a Magistratura e Amministratori di eventuali esiti nefasti che dovessero accadere.

Anche nei provvedimenti di diniego dei Tribunali è facile leggere il depotenziamento che in questo momento viene posto in essere con il vietare agli anziani di rientrare in famiglia e non ne capiamo il motivo. Qualcuno ce lo spieghi ma con le restrizioni Covid i Giudici Tutelari si trincerano dietro decreti scritti nelle loro stanze silenziose mentre gli anziani gridano il loro dolore isolato ogni giorno. Perchè?"

Indignazione e sgomento negli occhi di Francesca Sanfelice nel seguire le dichiarazioni del professionista modenese che rivendica un'esperienza ventennale come Amministratore di Sostegno che lo legittima a porsi in modo duro e fermo verso coloro che ritiene abbiano il dovere di liberare quegli anziani che siano in grado di essere accolti in sicurezza a casa da famigliari che lo richiedano.

Insomma, questo virus sta tornando ed i timori di nuovi decessi aumenta ogni giorno facendo suonare quelle catene che non si sono mai spezzate e rappresentano il simbolo del comitato.

"Queste catene che portiamo sul petto sono qui a ricordarci che il legame con i nostri cari non si è ma spezzato ma, al contrario, è vivo nel ricordo di chi non c'è più, e nella presenza affettiva per quelli che sono esiliati in luoghi diventati prigioni per scelta di coloro che dovrebbero tutelarli. Anche questa è un ulteriore vergogna senza voce.".

Grande determinazione e coraggio. Vedremo come si evolveranno i fatti.