Quattro chiacchere sulla tutela delle categorie più deboli con il dott. Nadir Malizia

25.10.2017

In questi ultimi anni il fenomeno delle migrazioni di minori stranieri non accompagnati nei paesi europei, in particolare in Italia, sono aumentate a vista d’occhio.

I minori Stranieri non accompagnati sono coloro che si trovano nel nostro Paese, privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti responsabili, in base al nostro ordinamento italiano.

Da qui scatta un iter giuridico molto preciso per tutelare i minori stranieri non accompagnati. Cercherò di spiegarmi in modo semplice e chiaro in modo che tutti coloro che non lavorano in ambito giuridico, possano capire.

Il nostro ordinamento giuridico prevede l’assistenza e la protezione del minore. Inoltre prevede il collocamento del minore in stato di abbandono in un luogo sicuro e protetto.

Ci può essere l’affidamento temporaneo presso una famiglia o una comunità. L’affidamento può essere disposto dal Tribunale. Da non dimenticare,inoltre, che ogni minore straniero non accompagnato deve essere segnalato alla Procura della repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, al Giudice Tutelare per aprire la tutela e al Comitato per i minori stranieri.

I minori stranieri non possono essere espulsi tranne che per ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Può succedere anche che il minore straniero non accompagnato (non richiedenti asilo) possono essere rimpatriati mediante “il rimpatrio assistito”. Si tratta di un provvedimento che può essere adottato soltanto nel caso in cui, dopo aver fatto una indagine all’interno della famiglia di origine, si ritenga opportuno che il minore si riavvicini alla famiglia stessa, per questo il Comitato dei minori stranieri accompagna il minore fino al riaffidamento alla famiglia. E successivamente con un progetto di reinserimento scolastico e lavorativo.

I minori stranieri non accompagnati che temono di essere perseguitati ad esempio per la religione o la nazionalità hanno il diritto di presentare domanda di asilo che viene segnalata al Comitato, ma non viene avviato il procedimento di rimpatrio. La domanda viene esaminata dalla commissione per il riconoscimento di status di rifugiato politico.

I minori hanno diritto poi al permesso di soggiorno e hanno diritto all’assistenza sanitaria e scolastica, anche al lavoro se hanno raggiunto i 16 anni di età.


La cronaca riporta, purtroppo, notizie sui numerosi femminicidi che avvengono nel nostro Paese: in che modo si possono aiutare i figli delle donne stalkerizzate, vittime dei propri uomini?


I femminicidi purtroppo nel nostro Paese sono in continuo aumento. Mogli, fidanzate, madri che vengono uccise per banali liti oppure per una relazione finita che il partner non riesce ad accettare. La maggior parte delle volte, coinvolti in questi drammi familiari, ci sono anche i figli che si trovano in una situazione difficile da affrontare,specialmente quando parliamo di minori e adolescenti In qualche modo anche loro hanno subìto un violenza psicologica. Le loro vite sono state improvvisamente spezzate.

In loro scatta un conflitto interiore come l’amore per il padre e l’orrore per il gesto compiuto. Bisogna aiutarli in parte a superare questo trauma, attraverso le loro testimonianze. Questi figli sono orfani due volte, da madri uccise dai loro padri Il Tribunale dei minori, gli assistenti sociali e psicologici sono molto importanti in queste situazioni così delicate. Le donne devono essere tutelate dalle istituzioni e soprattutto ascoltate prima che sia troppo tardi.

Altra cosa importante che le donne in generale devono fare appena vedono un comportamento strano del loro fidanzato, marito, fratello, è parlarne subito con un’ amica e andare immediatamente a denunciare il fatto ai carabinieri.

Lo stalker è un soggetto pericoloso che non accetta la fine di un rapporto e tenta in tutti i modi di ritornare indietro, cercando di ricucire il rapporto di coppia nonostante la sua ex non ne voglia più sapere. Peggio ancora se la sua ex ha una nuova storia; ecco che qui la situazione diventa ancora più complicata e pericolosa.

I casi di cronaca riportano di ex fidanzati o mariti che uccidono il nuovo compagno della moglie e spesso anche lei; le donne non si sentono tutelate e hanno paura. Il problema è che, nonostante le leggi ci siano nel nostro ordinamento, non si faccia nulla per applicarle. È vergognoso. Le donne devono essere ascoltate e aiutate a denuciare queste situazioni che sono il male della nostra società. Impariamo a denuciare, non stiamo solo a guardare, ma cerchiamo di agire, prima che sia troppo tardi. Diciamo no! Al FEMMINICIDI. Un nuovo amore si ricostruisce, una VITA NO!

In caso di separazioni e divorzi non consensuali, che ruolo hanno i servizi sociali? In base alla sua esperienza, come giudica il loro operato?

Quando ci troviamo davanti a separazioni o divorzi non consensuali i conflitti di coppia aumentano ancora di più, in particolare quando poi ci sono minori o adolescenti strumentalizzati come capi espiatori nei divorzi e nelle separazioni altamente conflittuali saranno i servizi sociali a svolgere un ruolo fondamentale.

Spesso i genitori e gli assistenti non riescono a trovare un accordo per il bene dei minori, in questo caso interviene il giudice che si avvale dei servizi sociali che, grazie al loro operato, possono ascoltare anche il minore stesso per aiutarlo a salvaguardare la propria integrità.

In particolare gli operatori sociali vengono incaricati dal Magistrato di redigere una relazione socio ambientale e, a tale scopo di effettuare indagini, tramite accertamenti sulla situazione del minore e i suoi rapporti con i genitori. Inoltre attuano un’accurata analisi psicosociale, vale a dire una valutazione delle caratteristiche personali e relazionali dei soggetti coinvolti che comprendono: colloqui con i genitori, colloqui informativi (parenti, scuola), visite domiciliari.

Il percorso è lungo e faticoso ma se si lavora tutti insieme per il bene del minore i risultati possono essere notevoli.


Parliamo anche dei bambini e ragazzi portatori di una diversa abilità fisica e mentale: qual è il suo parere riguardo al supporto da parte delle istituzioni? Come considera l’aiuto dato alle famiglie e la disponibilità degli educatori, in particolare nelle scuole?


Il tema della disabilità dovrebbe interessare tutti e non solo i disabili. Lo sostengo per cognizione di causa perchè la vivo personalmente, ogni giorno da quando sono nato. È un problema che deve essere affrontato e non dimenticato, specialmente quando facciamo riferimento a situazioni familiari non facili, magari con famiglie che hanno un figlio con una disabilità grave e le istituzioni non le aiutano come dovrebbero.

I genitori sono abbandonati a loro stessi, a lottare ogni giorno contro tutto e tutti: il senso civico dove è andato a finire? La dignità per il proprio figlio è un diritto e i genitori hanno bisogno di aiuto con una assistenza domiciliare continua perchè da soli non ce la possono fare; troppo spesso, invece, accade che uno dei genitori sia costretto ad abbandonare il lavoro per assistere il proprio figlio, perchè trovare qualcuno competente, diciamo la verità, non è facile e ha anche un costo oneroso. Ho conosciuto tante famiglie in questa situazione che a fatica riescono ad andare avanti, ma non per questo smettono di lottare.

Riporto l’esempio di Rosita Terranova che da sempre lotta per suo figlio Antonio Maria per avere diritto ad avere una vita dignitosa, per avere una una assistenza domiciliare, il diritto di frequentare la scuola. Questa mamma lotta sempre con il sorriso e, grazie alla sua famiglia che la sostiene nella sua battaglia, va avanti senza perdere la speranza di un futuro migliore per Antonio che infonde tanta allegria e voglia di vivere.

Altro tasto dolente è, appunto, l’assistenza scolastica che pultroppo è precaria o addirittura inesistente. Come cittadino, come rappresentante del mondo del diritto, non accetterò mai questa situazione. Andare a scuola è un diritto di tutti. Quante volte si è sentito dire in televisione o si legge sui giornali che molti bambini non possono andare a scuola perchè manca il pulmino attrezzato? Oppure che a causa delle barriere architettoniche non possono entrare? O ancora, per mancanza dell’assistente o dell’insegnante di sostegno, devono rimanere a casa? Non è corretto. Le leggi ci sono e devono essere applicate. I Comuni sono i primi che dovrebbero dare una mano. I genitori, nonostante i numerosi appelli che fanno ovunque, non vengono ascoltati. Perchè fare finta di niente? E’ comodo ignorare un problema sociale che non riguarda solo il singolo ma tutti noi.

Queste famiglie con i loro figli non sono un mondo a parte, ma settore integrante di una società. Ho scritto un libro autobiografico intitolato “Vita su quattro Ruote”, pubblicato da Gruppo C1V Edizioni di Roma. L’ho fatto soprattutto per abbattere i pregiudizi mentali, raccontando la mia esperienza personale e sociale sul tema della disabilità e non solo.

Le istituzioni dovrebbero mettersi al servizio del cittadino, in particolare in casi come questi, e non mettersi la benda davanti agli occhi magari sostenendo che hanno fatto il possibile…Sarà vero? A voi l’ardua sentenza.