“SIAMO SICURI CHE STIAMO MORENDO DI COVID19 E NON DI BUROCRAZIA ?”

07.05.2020

Siamo sicuri che stiamo morendo di Covid19 e non di burocrazia ?. La domanda è legittima e non è una provocazione.

Questa pandemia ha sicuramente mietuto una grande e grossa vittima: la politica. Questa "pallina coronata" ha messo a nudo le incapacità di un Paese del "Volemo sé bène", ma soprattutto di un Governo che non ha assolutamente saputo cogliere la gravità di un evento che, per quanto inaspettato, necessitava di un gruppo di governanti appropriati.

Il lettore potrà anche nutrire sentimento di disappunto e distanza da simili parole ritenendo facile parlare e criticare lontano dalla stanza dei bottoni ma, onestamente, in situazioni del genere avrei preferito essere artefice del mio destino piuttosto che accettare di vederlo delegato ad un orda di Task Force e di consulenti del governo che altro non hanno fatto che evidenziare il disorientamento di un Paese che viene governato con lo strumento del Decreto di Presidente del Consiglio dei Ministri.

Non soccombo davanti ad improbabili tentativi di altrettanto improbabili difese desiderose di salvare ad ogni costo la faccia ad un Governo che non ha saputo dare risposte concrete e, soprattutto, rapide.

Contesto ai nostri Governanti l'incapacità di organizzare mentalmente una risposta ad un evento dai connotati disastrosi. L'ignoto non può essere sempre una semplicistica giustificazione. L'imbarazzante inettitudine lo ha dimostrato nell'incapacità di dialogare con il popolo. Le dirette Tv del Primo Ministro e dei vari tecnici sono passate da toni falsamente empatici a tecnicismi e sofismi che non hanno fatto altro che creare confusione e sgomento.

La frammentazione e la distanza a cui si è assistito sul territorio con Regioni che sono arrivate a legiferare anche contro le disposizioni del Governo danno l'espressione di un Paese che non ha saputo creare quella necessaria coesione che in simili situazioni, è importante forse anche più di un vaccino.

Eggià, il vaccino. La soluzione di tutte le soluzioni. Ma quando arriverà ? E nel frattempo la gente come potrà vivere la quotidianità fatta di un mondo che non ferma bollette, fatture, spese; perchè quelle la politica non è riuscita a fermarle. Non è riuscita a stoppare i fantasmi delle famiglie, i fantasmi degli imprenditori, anzi ha alimentato lo smarrimento. I primi suicidi di imprenditori disperati stanno facendo capolino sulle pagine della cronaca: c'era da aspettarselo.

Il fallimento del sistema Stato sta nella totale carenza di un sistema coordinato della gestione della pandemia. Ancora attualmente non esiste la sensazione che "qualcuno" abbia il bandolo della matassa o abbia il senso della direzione da prendere e che si arranchi nella nebbia.

La burocrazia ci sta uccidendo più del virus, ma se per esso probabilmente si troverà un vaccino, per il fallimento di una burocrazia inetta ancora la soluzione è molto lontana.

Stucchevoli i propositi di governanti balbettanti davanti a precise richieste di semplificare la burocrazia. La risposta è semplice: semplificare significa sgrossare la macchina di percorsi consolidati nel tempo che garantiscono un autoreferenzialità a cui lo Stato non sa rinunciare.

Semplificare significa anche privarsi di strutture che lo Stato non sa come ricollocare; perchè la burocrazia è fatta di persone e chi governa non vuole scontentare nessuno. Meglio allora mantenere le cose come stanno e lasciare "il cerino" a chi arriverà dopo.

Guarire il Paese Italia necessita di un "bravo medico" e sicuramente non è ancora all'orizzonte. Usando un eufemismo possiamo affermare che, attualmente, "ci sta operando un'infermiere".

Non voglio entrare nel merito di App in ritardo e che arriverà, forse, tra un mese quando avrebbe dovuto essere pronta all'inizio della Fase 2, anche se tutta la vicenda rasenta il teatro dell'assurdo. Ma siamo in Italia, e certe cose poi tanto assurde non sono.

Se dovessi dare un'immagine calzante al momento attuale dico al lettore di socchiudere gli occhi ed immaginare una forte mareggiata, e poi immaginare il mare che si ritira lasciando sulla battigia i resti e i cadaveri inerti.

Io ho paura di quei resti e di quei cadaveri che dovremo raccogliere con tante mestizia. Purtroppo, però, l'ingrato compito di raccogliere quei poveri resti non spetterà ai chi non ha saputo contenere gli esiti dell'impetuoso mare ma, come spesso capita nel nostro Paese, saranno quei sani cittadini che per mesi hanno ripetuto "Andrà tutto bene" in un sorta di routinante cantilena per darsi quel coraggio che non ha percepito giungere dallo Stato.

Fase uno, fase due e, forse, forse tre e quattro. Termini fino a pochi mesi fa a noi molto lontani; ma anche termini che appaiono vuoti e che non sono certamente in grado di riempire una vita fatta di sentimenti e di impegno nel lavoro, perchè abbiamo capito che gli obiettivi sono più importanti di qualsiasi cellulare di ultima generazione e che un caffè al bar è un gesto poi non così scontato.

Andrà tutto bene. Me lo ripeto anche io, me lo ripeto tutti i giorni; perchè se riusciremo ad alzarci sarà per la tempra e la caparbietà di un popolo che, per quanto bistrattato in Europa da fin troppo semplici stereotipi, non ha mai mollato una volta e la storia ci è maestra.

Forza ragazzi... andrà tutto bene.

Avv. Gianni Casale